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Ines Foffani, titolare di Nidovè?™ - Nido in famiglia

Ines Foffani, titolare di Nidovè?™ – Nido in famiglia

Mentre nell’articolo di ottobre ho raccontato come si svolge la mattinata a Nidovè?™ – nido in famiglia,  in questo articolo di novembre desidero parlare del gioco.

Il gioco per i bimbi da 0 a 3 anni

Per il bambino il gioco è un’attività fondamentale: è il primo modo per entrare in relazione con gli oggetti che gli stanno intorno e con gli altri bimbi del nido in famiglia. Osservo molto i miei piccoli ospiti mentre interagiscono tra di loro ed intervengo per aiutarli a ricordare le regole per giocare bene.

Sì, il gioco è spontaneità ma va anche minimamente regolato. L’istinto li porterebbe a prendere dalle mani di un altro bambino il giocattolo con cui stanno giocando? No, non si fa. Sembra strano a noi adulti, ma questa regola va detta e ridetta anche più volte al giorno, senza stancarsi. Lanciare un gioco senza curarsi della direzione della gittata è pure piuttosto tipico: occorre aiutarli a prevedere se può andare in testa ad un altro bimbo, non sarebbe piacevole.

"Hailey's surprise": photo credit Valerie Helms-Breedlove @ Flickr. Thank you, Valerie, for sharing.

“Hailey’s surprise”: photo credit Valerie Helms-Breedlove @ Flickr. Thank you, Valerie, for sharing.

Qual è il tipo di gioco adatto a questa età (0-3 anni): gioco spontaneo o gioco strutturato?

Come giocare con i bambini da zero a tre anni

Ad una collaboratrice educativa di un altro nido in famiglia è stato chiesto se i bimbi avrebbero fatto dei lavoretti per Natale. Naturalmente no, è la risposta. Il gioco strutturato, con regole, obiettivi ed una certa durata non è ancora alla portata di questi bambini. Ecco perché, a maggior ragione, non ha senso tentare di coinvolgerli in “lavoretti di Natale”.

Cosa intendo per gioco spontaneo? Sono operazioni molto semplici come alzarsi, prendere un gioco e portarlo altrove; sentire la differenza tra oggetti duri e oggetti morbidi; coprire  e scoprire; aprire e chiudere; nascondere e ritrovare; battere un oggetto contro l’altro per sentire il rumore; saltare, rotolarsi. Il tutto con una sequenza non preordinata dall’adulto, e con un andamento ciclico e apparentemente casuale. I bimbi passano la mattinata al nido in questo modo pacifico, come peraltro è probabile che facciano a casa.

E, a proposito di casa, domandiamoci: è utile che i genitori giochino con i loro figli?

Perché è importante giocare con i propri figli

Certamente sì, e anzi è altamente consigliabile che i genitori giochino con i figli. A questo proposito ho chiesto a mio marito di passarmi un breve testo che descriva la sua esperienza di gioco con bimbi di 1-2 anni (in questo caso figli di amici, dato che i nostri sono già più grandi). Ecco cosa mi ha scritto.

Il gioco è azione e narrazione

Mio marito Enrico

Mio marito Enrico

Mi siedo per terra e comincio prima di tutto a giocare io: prendo i mattoncini morbidi e li impilo. I bimbi sono incuriositi: sono alla loro altezza e sto giocando con i loro giocattoli. Un po’ guardano me, un po’ guardano cosa sto facendo. Dopo poco si coinvolgono e imitano le mie azioni mettendo anche loro un mattoncino uno sopra l’altro. Ottenuta una torre di congrua altezza, uno dei bimbi la distrugge e dobbiamo ricominciare. Per un po’ costruisco insieme a loro ed uno – ciclicamente – distrugge. Un altro bimbo esclama “Nooo”, se ne va, poi torna. È una catena di momenti diversi: io non ho un obiettivo, seguo i loro movimenti e verbalizzo, racconto quello che vedo. “Ah, era troppo alta la torre, hai ragione, era meglio distruggerla; ora vuoi mettere questo mattoncino qui? Bravo, prendi anche quello”. I bimbi non hanno ancora la parola per “dire” quello che vedono, ma l’importante è farli interagire in modo sereno, mentre mi sembra che il ruolo dell’adulto, genitore o fratello più grande, sia senz’altro quello di descrivere con parole quello che accade, in modo che il gioco non sia solo istintività ma abbia la sua narrazione, ovvero un inizio di razionalizzazione.

Con mio figlio di 5 anni è già diverso: quando mi fa compagnia mentre lavoro in ufficio e non può che giocare da solo, lo ascolto di sottecchi che borbotta mentre gioca: “Stiamo precipitando… nooo, ti salvo io! Uèuò-uèuò-uèuò (è la sirena dell’ambulanza). Ora ti portiamo in ospedale…”.

È un tale spasso: prima o poi lo registrerò. Ma torniamo ai nostri bimbi più piccoli.

"Silly baby". Photo credit Aaron Brinker @ Flickr. Thank you, Aaron, for sharing.

“Silly baby”. Photo credit Aaron Brinker @ Flickr. Thank you, Aaron, for sharing.

Il gioco è imitazione

Dopo un po’ passiamo alle automobiline: è un piacere vederle in movimento, a spinta o trainate con uno spago.

Dato che è  una bella giornata autunnale usciamo poi in giardino e soprapensiero tolgo delle foglie secchie da una pianta. Dopo dieci minuti viene un bimbo con delle foglie verdi strappate dalla stessa pianta: cosa è successo? Non mi ero nemmeno accorto di essere osservato mentre facevo quella operazione di giardinaggio spicciolo, ma il bimbo, piuttosto sveglio, mi stava controllando con il suo occhio-radar.

D’accordo, ho compreso che l’imitazione è un altra dote che la natura dà ai bambini, e loro ci osservano di continuo. Noi adulti dovremmo ricordarcelo un po’ più spesso!

Grazie, Enrico.

Concludo con un semplice invito: trovate il tempo di giocare un po’ con i vostri figli.

Arrivederci al prossimo mese!

Categories: BlogGioco

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